domenica 15 gennaio 2017
domenica 6 novembre 2016
Torta cornetto cuore di panna
Torta cornetto cuore di panna
l'INIZIO DELL'AUTUNNO E IL PENSIERO DI ANDARE VERSO LE FREDDE VENTOSE PIOVOSE E NEVOSE GIORNATE INVERNALI CI RIPORTA A PENSARE AL CALDO SOLE DELL'ESTATE DOVE UN SOLLIEVO DALL'ARSURA CI VENIVA DATO DA UN GELATO CHE FU EMBLEMA DELLA MIA ADOLESCENZA. CHI NON CONOSCE IL CUORE DI PANNA DELL'ALGIDA , ED ECCOLO ORA IN VERSIONE TORTA PER ACCONTENTARE TUTTI PICCOLI E GRANDI.
Per il biscotto
250 g di biscotti secchi tipo marie o digestive oppure pari peso in cialda
di coni
100 g di burro
Per la farcia
160 g d latte condensato
2 stecche di vaniglia
250 g di panna da
montare
1 meringa sbriciolata a polvere
Per la decorazione
2 tavolette da 100 g
di ciocco lato fondente da copertura
50 g di nocciole intere
60 g di burro
½ cucchiaino di olio di semi
A bagnomaria far
sciogliere il burro e nel frattempo sbriciolare
i biscotti e aggiungerli al burro
in modo che lo assorbano tutto. Foderare uno stampo a cerniera del diametro di
20 cm sia alla base che nei lati e
stendere il composto in modo omogeneo e livellato. Mettere per 1 ora in frigo in modo che si
compatti in massa omogenea. Preparare la
farcia montando la panna con la meringa in polvere , questo darà corpo
sostanzioso alla farcia, unire i semini delle stecche di vaniglia e il latte
condensato poco alla volta in modo che non smonti il tutto. Versare la farcia
sulla base prelevata dal forno e lisciarne il più possibile la superficie ,
quindi lasciar riposare per una mezza giornata in frezzer. Per decorare , sciogliere il cioccolato con il burro e l’olio a
bagnomaria a 50° quindi porre il
pentolino del cioccolato su una ciotola piena di ghiaccio e acqua fredda e abbassare la temperatura
a circa 40° e versarlo sulla torta , unire le nocciole metà intere e l’altra
metà schiacciate e mettere per un paio di ore in frigo a solidificare . Servire a tavola come nel mio
caso con aggiunta di petali di melograno
mercoledì 11 maggio 2016
Pears and dried fruit crumble
Pears and dried fruit crumble
Crumble di
pere con frutta secca pepe nero e gelato alla panna home mantecato con nutella. Dolce di origine Inglese rivisto e "corretto" dal mio gusto di stregone
100 g di
zucchero grezzo di canna
100 g di
zucchero semolato
200 g di farina
200 g di farina
1 uovo
100 g burro
1
stecca di vaniglia
4 grosse pere williams
5 gherigli
di noce
Un cucchiaio
di pinoli
Un cucchiaio
di lamelle di mandorle
Mezzo cucchiaino
scarso di pepe nero
Cannella a piacere
Sbucciare le
pere e tagliarle a grossi pezzi e
passarli subito in un misto di zucchero di canna pepe e cannella. In una ciotola unire alla farina setacciata lo zucchero semolato , l’uovo i semini di vaniglia il pepe e il burro
ammorbidito e farne di tutto delle grosse briciole. Versare le pere
aromatizzate in uno stampo da forno in ceramica o in singoli stampi monoporzione
imburrati
leggermente e ricoprirlo con le briciole di frolla ottenuto. Cuocere in
forno a 160° per circa 40, e fino a che risulti
dorato.
Per il
Gelato di panna home made alla Nutella
400 ml di latte+ 100 ml di pana
150 gr di
zucchero + 2 cucchiai d zucchero a velo
3 uova
70 g di
cioccolato al latte ( ottimo riciclo per le uova pasquali)+ 50 g di nutella
1 bacca di
vaniglia
Prima di
iniziare porre una ciotola ( bastardella) di ferro nel frezzer.
Separare le uova e mettere bianchi in una ciotola con i 2 cucchiai di
zucchero a velo che saranno montati a
neve ferma ,mentre i rossi vanno messi
in un’altra pentola con lo zucchero e il cacao in polvere
mescolandoli fin quando i tre
ingredienti diventeranno un composto unico anche se granuloso che sarà poi sciolto con aggiunta del latte ottenendo un composto
omogeneo, quindi unire i semi del baccello di vaniglia . Mescolare e trasferite
composto sul fuoco cuocendolo a fiamma bassa fin quando non bollirà,
quindi lasciarlo riposare. Nel frattempo
far sciogliere a bagnomaria il cioccolato e
quando si sarà sciolto aggiungere la nutella e versarli nel composto del cacao. Ora montare a neve
ferma gli albumi e unirli con delicatezza e poco alla volta nel composto di cioccolato. Versare il tutto
nel recipiente di ferro ghiacciato, e far rassodare nel freezer per almeno ore ricordandosi che ogni 30 minuti
va rimescolato il tutto, in modo da rompere i cristalli che si formano in
superficie,il vostro gelato è pronto !!
Servire il
crumble di pera tiepido o caldo a secondo del piacere e lasciarsi tentare con
paio di cucchiaiate di gelato, il contrasto tra il caldo e il freddo accentuerà
la goduria del piacere di questo semplice dolce
giovedì 21 aprile 2016
Risotto
Mediterraneo alla Alme
Un concerto di riso pane e vino, simboli
atavici della cultura contadina che incontra la sapidità e il sano gusto
mediterraneo in un equilibrato piatto ricco di sorprendenti sapori in una soave
armonia.
Ingredienti
300
g Riso
1 cipolla bianca
2 cucchiai di olio evo
1 piccola noce di burro
Per il brodo vegetale :
3 litri di acqua 2 grosse
patate , 3 carote , 3 cipolla bianca 1 cipolla rossa , 2 spicchi di
aglio , 1 foglia di alloro , 1 chiodo di garofano, 3 coste di sedano, un paio di
rametti di prezzemolo , un rametto di origano fresco , 1 pezzetto di zenzero ,
sale, pepe, 1 cucchiaio di olio.
Per la riduzione di vino:
½ litro di vino Aglianico
30 g di fecola
Una grissa noce di burro ( circa
50 g)
1 spicchio di aglio
1 foglia di alloro
1 tazza di brodo vegetale
Poco sale
Per la salsa di pane alla
Cannavacciuolo:
200 g di pane casareccio
integrale .
½
cipolla
1 spicchio di aglio
1 rametto di timo
1 l itro di brodo vegetale
Una tazzina di vino bianco
1 cucchiaio di uvetta
1 cucchiaio di olio
Sale e pepe qb
Per il pesto alla cetarese:
40 g di alici sotto’olio
1 spicchio di aglio
30 g di basilico
1 mazzetti di prezzemolo
1 cucchiaio di capperi
1 cucchiaio di olive
1 cucchiaio di pinoli e noci
Olio evo qb
Preparazione
Preparare il brodo facendo
cuocere in acqua tutti gli ingredienti vegetali.Per fare il pesto alla Cetarese mettere in un mixer
tutti gli ingredienti tranne l’olio e tritarli finemente, quindi unire l’olio a
filo mettendo poi il tutto a riposare da parte.
Per
la riduzione di vino: sciogliere
metà burro in pentola
con lo spicchio di aglio finemente tritato,e l’alloro , quindi unire l’aglianico.
Aggiustare di sale e pepe e far ridurre
i tutto di circa i 2/3. Fare con il
restante burro un roux con la farina sciogliendo eventuali grumi con il
brodo ed unirla al composto di vino
continuando la cottura fino a che non si leghi e sia di consistenza densa.
Per
la salsa di pane: tagliare il pane a
tocchetti e tostarli in forno e
rosolarli in una padella con l’olio e lo spicchio di aglio e la cipolla,
l’uvetta e il timo finemente tritati. Sfumare il tutto con il vino , e bagnarli con il brodo e far cuocere fino a che il pane abbia assorbito l’80% dei
liquidi , passarli in un frullatore per ottenere una salsa densa ma non troppo.
Per
il risotto: Fare un trito con la cipolla e metterla in pentola con
l’olio , tostare il riso e con mestoli di brodo
portarlo a cottura mantecandolo semplicemente e leggermente con una
piccola noce di burro .
Per
la presentazione: dopo la cottura di tutte le parti della ricetta , mettere,
come base, in un piatto un mestolo di salsa di pane e sovrapporci una porzione di riso, su questo un paio di
cucchiaiate di riduzione di aglianico e contornare il tutto con piccolissime e
sapide quenelle di pesto alla Cetarese . Decorare con un rametto di prezzemolo
e servire
sabato 16 aprile 2016
Melugname ca ciucculata Melanzane con la cioccolata
Melugname
ca ciucculata
Melanzane con
la cioccolata
Questa
insolita preparazione è un dolce nonostante la semplicità di vera arte
pasticcera che affonda radici antichissime. La sua origine deriva dalla grande e speziata pasticceria araba diffusa inseguito con varianti dalle suore Agostiniane di Santa Maria
della Misericordia, dette anche Suore
Pasticcere alle quali vengono anche attribuite le creazioni e diffusione di
numerosi altri tipici prodotti quali : roccocò
,struffoli, mostaccioli e susamielli. Con questo gran successo le Suore attirarono
l’invidia e superbia della classe pasticiera del luogo, che vedevano in loro un
pericolo per i loro incassi, tanto che ne ordinaro con pressioni al Clero la bruciatura di volumi conle
ricette , ma fortuna nostra molte di
queste sono scampate a tale scempio.Tipico dolce della Costiera Amalfitana è
annotato anche in un aneddoto storico che risale al XIX° secolo in cui si narra
che fossero state offerte alla partoriente nipote dello Zar Nicola II° . Molte sono
le sagre a egli dedicate come quella di
Maiori (SA) che anche essa reclama
la sua paternità, come cosi molte sono le varianti della ricetta, partendo
dalla frittura delle melanzane che possono essere fatte con o senza farina o
ancora impanate come la classica parmigiana. E anche la crema di cioccolata
offre molte varianti chi con sciroppo e chi con latte ,per non parlare del
“condimento” mandorle amaretti e ricotta
in primis. Quella che offro oggi io è una variante semplice per un
dessert “veloce”, e non servita in teglia ma a mò di finger food in vaschette
mono porzione.
300
g di piccole melanzane lunghe
300 g di zucchero
150 g di cioccolato fondente
80 g di cacao amaro in polvere
30 g di farina 00
300 g di zucchero
150 g di cioccolato fondente
80 g di cacao amaro in polvere
30 g di farina 00
Mandorle
a scaglie e a granella
170
g + altri 200 g di acqua
1 bicchierino
di liquore Strega
Lavare
bene le melanzane, sbucciarle e tagliarle a fette in spessore di 3-4 mm nel
senso della lunghezza. Mettere le fette in un colapasta coperte di sale grosso
e con un grosso peso sopra a far perdere il loro liquido amarognolo. Dopo circa 6 ore
sciacquarle e asciugarle delicatamente, quindi friggerle in abbondante olio
d’oliva fino a farle dorare, quindi
asciugarle su carta da cucina. Nel frattempo che si asciugano preparare uno
sciroppo facendo bollire lo zucchero con 170 g
di acqua, e il liquore strega aggiunto in ultimo e mescolando continuamente
per evitare che lo zucchero si possa caramellare, aggiungere il
cioccolato e farlo sciogliere.
In un’altro pentolino mettere il cacao amaro in polvere, la farina setacciata e il resto dell’acqua e mescolare bene , pochi minuti cuocere a fuoco basso fino ad ottenere un composto denso e liscio, aggiungerlo allo sciroppo e far addensare il tutto.
Versare sul fondo di ogni vaschetta un po’ di crema di cioccolato con scagliette di mandorla e sovrapporvi alcune fette di melanzana ricoprire con un altro strato di crema con altre scaglie di mandorle e finire con uno strato di crema cosparso ancora da mandorle. Lasciare in frigo per almeno 2 ore o anche per un giorno e degustare la loro bontà . Accompagnare la degustazione con un buon limoncello freddo!!
In un’altro pentolino mettere il cacao amaro in polvere, la farina setacciata e il resto dell’acqua e mescolare bene , pochi minuti cuocere a fuoco basso fino ad ottenere un composto denso e liscio, aggiungerlo allo sciroppo e far addensare il tutto.
Versare sul fondo di ogni vaschetta un po’ di crema di cioccolato con scagliette di mandorla e sovrapporvi alcune fette di melanzana ricoprire con un altro strato di crema con altre scaglie di mandorle e finire con uno strato di crema cosparso ancora da mandorle. Lasciare in frigo per almeno 2 ore o anche per un giorno e degustare la loro bontà . Accompagnare la degustazione con un buon limoncello freddo!!
mercoledì 30 marzo 2016
Risotto al’acqua con asparagina mortadella e fiori di borragine
Risotto
al’acqua con asparagina mortadella e fiori di borragine
Un leggero risotto, leggero come il vento tiepido della primavera in cui i
suoi frutti solari si amalgamano a dare gioia al palato
300 g di riso Carnaroli
1 l di acqua calda
un pizzico di curcuma
un pizzico di curcuma
Un cucchiaino di sale
1 fetta di mortadella
Un mazzetto di asparagina selvatica
1 tazzina di turchesi fiori di
borragine
1 noce abbondante di burro al’aglio
Un pizzico di pepe
Parmigiano grattugiato
Mettere a bollire l’acqua
salandola . Affettare a sottile julienne
la mortadella e ripassarla in padella , in questo modo oltre a non farla
disfare in cottura la si sgrassa . In una pentola mettere il riso e farlo
tostare semplicemente al naturale fino a che esso stesso non sprigioni il suo
profumo di amido tostato, attenzione a non farlo bruciare. Ricoprirlo di acqua salata e con la curcuma e portarlo a cottura . cuocere leggermente a vapore l’asparagina, o magari
mettendo un cestello forato sul riso mentre è in cottura e tagliarli a pezzetti
preservando le punte. A cinque minuti dalla fine della cottura del riso unire la mortadella croccante , parte
dell’asparagina , lasciando qualche
punta per la decorazione , ed unire ancora con stessa modalità i fiori di
borragine preventivamente lavati e eliminato il peduncolo . Una volta cotto il
risotto , spegnere il fuoco e mantecarlo con il burro al’aglio e il
parmigiano, coprire per qualche minuto per amalgamare i sapori e impiattare
con le punte di asparagina e fiori di
borragine messi prima da parte e spolverizzarle con pepe e prezzemolo
Questa ricetta partecipa al contest Rice Blogger 2016- Chef Giuseppina Carboni-
http://www.comune.lucignano.ar.it/
http://www.risateerisotti.it/
mercoledì 24 febbraio 2016
Caccavelle di Gragnano alla Alme
Caccavelle di Gragnano alla Alme
Il piatto per eccellenza della cucina Campana, messa insieme alla sua famosa e rinomata pasta del Gragnanese per un fantastico primo piatto in cui la tradizione si fonde delicatamente e saporita con l'innovazione
Per 2 persone (
2 Caccavelle de” La Fabbriìca della pasta di Gragnano”
2 salsicce napoletane
300g di frijarielli
1 mozzarella di bufala
Un po di latte
1 cucchiaio di panna fresca
2 agli selvatici (va benissimo quello comune,non facile per tutti quello selvatico)
Mandorle
Pistacchi di bronte
Portare a bollore abbondante acqua salata e far cuocere al dente le Caccavelle,circa 15 minuti. Nel frattempo cuocere in poco olio i due agli selvatici e più della metà dei friarielli, con le salsicce sbriciolate , mentre il resto va lessato .Nella seconda parte di friarielli lessati aggiungere un filo di olio e del peperoncino e frullarli per ottenere una crema . Con procedimento uguale frullare una mozzarella di bufala con un po’ di latte e la panna fresca e farne di essa una crema. Levare passandoli in acqua calda le pellicine dei pistacchi e delle mandorle e farli tostare in un padellino ,poi tritarli grossolanamente. Scolare le Caccavelle e farcirle con la salsiccia e i friarielli, ricoprirli con un paio di cucchiai di crema di mozzarella e farli gratinare in forno. Sistemarli nel piatto e decorare con la crema di friarielli mista ad un po’ di crema di mozzarella,con dei friarielli fritti e aggiungere il trito di pistacchi e mandorle, abbinare il tutto ad un buon bicchiere di Aglianico del Taburno.
con questa partecipo a #verdureinvernali di L'Italia nel piatto
martedì 2 febbraio 2016
Cardone Beneventano
CAMPANIA
Tipica antica e autoctona ricetta invernale della tradizione Natalizia del Beneventano e ovviamente del mio paese San Martino Sannita . La zuppa di cardone ( Il cardo è un ortaggio appartenente alla famiglia dei carciofi ha delle foglie molto grandi ) , ha una lunga preparazione, sia come pulitura che come tipologie di cotture, ma la forza della tradizione fa si che puntualmente ogni anno il giorno del Natale abbia un piatto dal sorprendente e genuino sapore prettamente contadino.
1kg di cardi a listelli ( i cardi sono ortaggi appartenenti alla famiglia dei carciofi, simili nel sapore )
2 kg di carne di cappone
600 g di carne macinata mista
1 grossa patata
2 cipolle bianche
2 coste di sedano
2 carote
Un mazzetto di prezzemolo
6 l di acqua
10 uova
150 g di parmigiano grattugiato
200 g di mollica di pane raffermo q.b.
100 ml di latte
100 di panna fresca
Erba cipollina
Pepe
La sera dell’ anti vigilia di Natale pulire i cardi tagliandoli con un coltello all’altezza delle coste che presentano le foglie, eliminandole in quanto sono le più dure; eliminare se dure o macchiata la prima costa e con pazienza eliminare tutti i filamenti delle altre eliminando anche eventuali piccole spine , pulire anche l’interno delle coste. Per renderli meno amarognoli lasciarli l’intera notte in acqua abbondantemente acidulata con succo di limone per non farli ossidare . Tagliare i cardi a tocchetti e cuocerli in acqua leggermente salata per circa 20/25 minuti, ossia fino a che diventano teneri, scolarli e versarli in acqua fredda con ghiaccio per fermare la cottura e cambiare quest’ultima almeno altre 2 volte per eliminare l’eccesso di superfluo aroma amarognolo.. Con 4 uova prese dal numero descritto in ricetta , la mollica ammorbidita con latte e panna insaporita con il formaggio il pepe e sale , l’erba cipollina tritata e la carne macinata , fare un impasto e ricavarne piccole polpettine. Passare alla preparazione del brodo lasciando cuocere in acqua leggermente salata il cappone a pezzotti ( eventualmente passato alla fiamma per eliminare eventuali parti di piumaggio ), la patata con le cipolle intaccate senza aprirle tutte ,le carote, le coste di sedano e gli aromi. Schiumare ogni tanto e a cottura ultimata ( circa 2 ore) togliere la carne e gli aromi e filtrare con un colino a maglie strette il brodo , lasciandolo freddare per poi passarlo in frigo dove rassodandosi darà modo in seguito di eliminare facilmente lo strato di grasso che si formerà in superficie. Fatta questa operazione di sgrassaggio rimettere il brodo restante sul fuoco e una volta caldo unire le polpette fatte cuocendole per circa 15 minuti, unire anche i cardi lessati e tagliati a listarelle dopo altri 10/15 minuti unire il cappone fatto a pezzotti e lasciare ancora insaporire il tutto per altri 20 minuti. In una ciotola sbattere le uova rimaste con il parmigiano e versarlo nella pentola senza mescolare. Coprire con coperchio e fare rapprendere l’uovo per altri 5 minuti, quindi con un mestolo in legno con forza ma delicatamente mescolare il tutto facendo coagulare le uova e e renderlo omogeneo . Spegnere il fuoco e lasciare insaporire ancora, quindi servire caldissimo.
• In avanzo, usare il brodo per cottura e tutto il resto per ottima pasta farcita
• In abbinamento sarebbe impossibile abbinare uno specifico vino, anche perchè come i carciofi tendono a dare nota metallica , ma essendo piatto “ignorante “ di tradizione non disdegno un buon Aglianico Beneventano
• Tempi di cottura oltre le 3 ore previo oltre 12 ore per lavaggio e pulizia del cardo
• Difficoltà 4
Insalata di valerianella
Insalata di valerianella
La Valerianella è una pianta edibile, da
insalata, conosciuta anche come come
valeriana, soncino . Ideale per qualsiasi forma di dieta si presta in cucina
in sfiziose insalate in cui la fantasia la fa da padrone , e questa è una di
esse, semplice veloce e gustosa .
200 g di valerianella
Una manciata di olive verdi
1 carota a julienne fina
Semi di papavero ½ cucchiaino
Semi di lino ½ cucchiaino
Semi di girasole ½ cucchiaino
Pinoli 1 cucchiaino
Olio evo 3 cucchiai
Senape 1 cucchiaino
Aceto di mele 1 cucchiaio
Sale qb
Lavare bene la valerianella e farla asciugare.
Preparare una vinagrette con l senape frustata con l’aceto e a filo unire l’olio , quindi salare a piacere. Tostare i
semi senza bruciarli e tagliare le olive
rondelle. Mescolare la valerianella con le rondelle di olive e la carota,
quindi condirla con la vinagrette. In ultimo per non perderne la croccantezza
unire i semi tostati e servire, da sola o accompagnando secondi a base di pesce
e carni.
lunedì 14 dicembre 2015
Perla Beneventana
Perla Beneventana
La storia e l’origine di Benevento affondano in
radici remote. Leggenda narra che Benevento sia stata fondata dopo la
distruzione di Troia dall’eroe greco Diomede, che portò con esso uno dei
simboli attuali dello stemma della città: una zanna di cinghiale, esattamente
il Cinghiale Calidonio, uno dei personaggi della mitologia Greca. Città dal
grande passato storico, offre reperti e testimonianze di culture e monumenti
derivanti dalle sue occupazioni di popolazioni diverse. Conosciuta prima come
Malies, nome che probabilmente le fu dato dagli Oschi ma anche attribuito ai
Sanniti, passò poi nell’era romana in quel che in latino era conosciuta come
Maleventum, e poi ancora in quello che attualmente è il nome Beneventum , Benevento.
Nell’era romana Benevento accrebbe la sua importanza grazie alla realizzazione
della via Traiana; questo permise alla città di beneficiare di molteplici
effetti sia in natura economica che architettonica, e di essere una delle più
grandi città del meridione grazie a quella che ancor oggi è la via Traianea,
associata alla via Appia. Nei secoli a venire Benevento conobbe ricchezza e
saccheggi: memorabili furono le invasioni dei Visigoti prima, poi dei Vandali e
ancor dopo dai Goti. Con l’avvento dei Longobardi si accrebbe ancora una volta
lo splendore della città, favorendone la cultura sia in arte che in lettere.
Passata in enclave pontificia nel Regno di Napoli, la ritroviamo poi distrutta
da tremendi terremoti e ricostruita più volte fino a quella che è l’odierna e
moderna città. Conosciuta come città delle Streghe, donne dai poteri demoniaci
chiamate Janare; recita la leggenda che i loro riti pagani aleggiavano nelle
notti del sabba attorno all’antico noce, un albero da cui penzolavano pelli di
caproni (idolatria del demonio) e serpenti che in sfrenate corse venivano
colpite da frecce. Alla vista del popolo tutto questo appariva profano,
demoniaco e con denunce e rivalse di faida molte donne che ebbero a parlare o
praticare questi eventi vennero additate come streghe, quindi processate e
bruciate. In seguito passò attraverso lo Stato Pontificio e in questo periodo
brillò la stella del Cardinale Vincenzo Maria Orsini che la ricostruì per
intero. Orsini è passato alla memoria Papale con il nome di Benedetto XIII.
Occupata da Ferdinando di Borbone, passò in periodo risorgimentale nuovamente
allo Stato Pontificio, da cui il 25 ottobre 1860, con l’annessione alla
nascente Italia, si affrancò del tutto. Dagli orrori dei bombardamenti siamo
giunti ai giorni nostri che vedono Benevento come una delle più piccole realtà
italiane, piena di problematiche sociali ma ancora ricca di grandi persone e
monumenti Sanniti, Romani, Longobardi. Tra questi, oltre al citato Papa
Benedetto XIII e i vari monumenti come il complesso architettonico della Chiesa
di Santa Sofia (patrimonio dell’umanità), il maestoso Arco di Traiano, il
magnifico anfiteatro romano e tanti reperti e posticini archeologici che la
intarsiano. Ma non è un monumento muratorio che in questo post vorrei citare,
bensì uno degli ingredienti a cui fa capo la mia ricetta, una specialità piena
di storia, cultura e sapori: il Liquore Strega. Una antica leggenda narra che
tutte le streghe del pianeta avessero come ritrovo la città di Benevento, città
per questo conosciuta in tutta l‘Europa nel XIII secolo, che aveva a suo
simbolo un vecchio e antico noce, dove erano solite incontrarsi le ree donne.
La città ospitava in epoca romana il culto della dea Iside, dea della luna, che
aveva in comune con Diana, dea della caccia, e Ecate, dea degli inferi, il
sapere della magia, e non a caso dal nome Diana deriva il nome delle streghe
Beneventane: le Janare! E da chi, se non dalle Janare, conoscitrici di rituali
ed erbe medicamentose, poteva prendere il nome il famoso Liquore Strega? Una
miscela di spezie ed erbe, ben 70, di provenienza planetaria segretamente
custodite e mai svelate del tutto danno corpo ad un prodotto tutto natura e
magia. Inconfondibile per colore dorato dato dal prezioso giallo oro dello
zafferano, e per il sapore di spezie e erbe come cannella di Ceylon, Iride
Fiorentino, ginepro dell’Appennino italiano, menta del Sannio, è tra i liquori
italiani più diffusi e apprezzati nel mondo, amato per la sua versatilità da
barman e da cultori del gusto. Si presta ad essere usato per bagne, dessert,
cioccolato, dà tocchi di raffinatezza ai cocktails e non per ultimo si presta
ottimamente all’assaggio liscio e ghiacciato. Nel suo nome nasce inoltre uno dei premi più prestigiosi in fatto di editoria e letteratura nato nel 1947 nei saloni letterali della Benevento buona che vede sin dall'inizio la collaborazione con Guido Alberti d cui prende il nome di Premio Strega; premio che si fregia di firme vincenti come Ennio Flaiano , Elsa Morante, e i pluri premiati sia in vendite di libri che in cinema come Umberto eco e il suo must "Il nome della rosa" e il "Gattopardo " di Tommaso da Lampedusa.
http://www.youreporter.it/foto_La_legenda_del_Noce_di_Benevento_ed_altro
http://www.youreporter.it/foto_La_legenda_del_Noce_di_Benevento_ed_altro
Ed ecco la mia ricetta con cui :
Partecipo al contest Piatti Monumentali, Food, Arte e Storiaorganizzato da "La Pulce e il Topo" in collaborazione con la rivista"Sapori di Sicilia"
Perla Beneventana
1° impasto
200 g di farina manitoba
60 g di zucchero
90 g di LM ( prelevati da 3 rinfreschi consecutivi
ogni 3 ore)
70 g di burro a temperatura ambiente
3 tuorli
90 g di acqua
2° Impasto
150 g farina manitoba
90 g di acqua
3 tuorli + 1 uovo intero
25 g di bagna allo Strega
80 g di zucchero
3 g di burro di cacao
62 g di burro
2 pizzichi di sale
Per la crema della farcia
4 uova
500 ml di latte
40 g di farina
150 g di zucchero
15 ml di Strega
Per la glassa
40 g di glucosio
150 g di cioccolato bianco
200 g di panna fresca
4 g di colla di pesce
0,1 g di zafferano
15 ml di liquore Strega
Inoltre:
Scaglie di cioccolato bianco
Premetto, che tutte le operazioni di questa ricetta per mancanza di
attrezzatura sono state svolte a mano; faticaccia incredibile con almeno 4 ore
di lavorazione per ogni impasto. Una prerogativa che mi porto dietro da tempo
ma che spero presto sia assistita meccanicamente, ma veniamo alla ricetta:
Sciogliere bene il lievito madre con
l’acqua e un cucchiaio di zucchero e farlo riposare per 30 minuti, quindi
iniziare a impastare con poca farina alla volta fino ad ottenere un panetto
liscio. A questo punto iniziare a amalgamare il tutto con un uovo alla volta,
un paio di cucchiai di zucchero e tanta farina che basta a riportare il panetto
alla consistenza di prima e concludere
con la stessa sequenza in modo poi da poter incorporare meglio manualmente il
burro ammorbidito. Ora inizia il bello, impastare con pazienza e buona lena il
tutto riposando le braccia almeno un paio di volte o forse più, tanto alla
fine sarà tutto ripagato. Questo procedimento è lo stesso che si applica nella
messa in opera meccanica, ovviamente con meno fatica. Dopo che il composto
sarà ben elastico liscio e morbido lasciarlo riposare ( e non solo lui) per 12
ore tenendolo al riparo da spifferi coprendone il contenitore con pellicola e farlo lievitare a 30° fino a triplicare il
suo volume. Il giorno dopo sgonfiare l’impasto ottenuto e scioglierlo, quasi ,
nuovamente con l’acqua, la bagna allo
strega e unire parte dello zucchero mista
al sale e tanta farina fino a riottenere un
panetto liscio e compatto che poi va amalgamato nuovamente con l'uovo intero. aggiungendone poi uno
alla volta gli altri tuorli e sempre alternandoli a zucchero e farina
riottenere sempre il solito panetto che se elastico e incordato bene può essere
lavorato su una spianatoia dando cosi forza e tensione all’impasto stesso,
lavorandolo molto a lungo. Riporre l’impasto in un contenitore e farlo riposare
per 2 ore. Trascorso questo tempo ho imburrato il piano del mio tavolo e ho
diviso l’impasto in due pezzi da 450 g circa, li ho pirlati per dargli forza dal basso e fatti riposare per 30 minuti, quindi dargli un altro giro di pirlatura 10 di riposo e allungarlo senza
stressare l’impasto in un filone che va messo in stampi a ciambella e fatti lievitare fino a che non raggiungano
a 1 centimetro dal bordo del pirottino. Cuocere in forno statico a 180° per 45
minuti coprendo verso il 25 minuto con carta argentata per non far bruciare
troppo la calotta superficiale. Appena cotti previa prova stecchino spegnere e
far raffreddare completamente . Preparare la crema facendo scaldare il latte con lo Strega,
montare i tuorli con lo zucchero e in seguito unire la farina, sciogliere il
tutto con il latte aromatizzato e far addensare a fuoco lento.Una volta cotta
coprirla con pellicola onde evitare la fastidiosa pellicina e farla freddare.
Dopo questo tempo riempire una siringa da dolci e farcire il dolce. Ora
preparare la copertura con una glassa fatta ammorbidendo la colla di pesce in acqua tiepida, mentre la panna va fatta
scaldare con lo strega lo zafferano e il glucosio il tutto a bagnomaria, quindi
unire il cioccolato spezzettato e una volta sciolto il tutto strizzare la
gelatina e unirla. Passare il tutto al setaccio e farlo rassodare un poco
quindi fare prima leggera passata sui
dolci spolverandola con scaglie di cioccolato, far rassodare e completare con
una seconda densa passata e cioccolato bianco in scaglie
venerdì 27 novembre 2015
Cous cous di riso e mais alle verdure
Cous
cous di riso e mais alle verdure
Un cous cous particolare adatto a intolleranti al
glutine mi ha davvero sorpreso in fatto di consistenza e qualità, saporito solare e dal gusto prettamente
mediterraneo
300 g di cous cous riso e mais http://www.emporioecologico.it/cous-cous-di-mais-e-riso-piu-bene.html
300 ml di
brodo vegetale
1 limone
Sale
Pepe
Per il condimento
2 uova sode
2 zucchine
3 carote
1 patata
3 spicchi di
aglio
1 porro
2 scatolette di tonno
Alcune foglie di radicchio
Preparare un buon brodo con carota sedano cipolla
aglio alloro prezzemolo
Preparare il condimento unendo in una padella poco
olio e gli agli tritati finemente , unire una dadolata finissima delle verdure
e ortaggi e far cuocere pochissimi minuti . Preparare il cus cous massaggiandolo
delicatamente tra le mani con il succo del limone il sale e il pepe . Porre sulla pentola in
cui cuoce il brodo uno scolapasta metallico ( non avendo la
couscussiera)e foderarlo con un panno , mettere il cous cous coprendo con un coperchio . Cuocere il cous
cous fino a quando il vapore non uscirà
da sotto al coperchio. Versare il cous
cous su un piatto ampio e con mani bagnate di acqua fredda sfregandolo tra le mani
sgranarlo un prima volta. Prelevare
dalla cottura le gli ortaggi e unirli
per metà al cous cous , rimettere sulla
pentola con il brodo e ripetere la cottura
e di nuovo la sgranatura. A questo punto sistemare il cous cous in un
piatto conviviale e creare un piccolo cratere al centro dove va messo il resto
degli ortaggi con le uova sode tagliate a dadolata e il tonno sbriciolato , un
filo di olio a freddo e una sottile
julienne di foglie di radicchio
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